Cattive notizie per chi non può vantare una memoria di ferro. Imparare per la seconda volta qualcosa che già si sapeva, ma poi è stato dimenticato, a volte può non essere come bere un bicchier d'acqua. Lo hanno scoperto i ricercatori delle Università di Sheffield e di St. Adrews (Gb), autori di uno studio pubblicato su "Plos Computational Biology". In pratica, gli scienziati hanno compreso perché, a volte, le nozioni dimenticate possono rivelarsi più ostiche da memorizzare di nuovo. Il fatto è, spiegano, che occorre ricordare anche tutte le altre informazioni associate che erano state memorizzate in precedenza. E questo può essere un problema. La chiave di tutto sta nel modo in cui le informazioni sono state dimenticate: se si è verificato un particolare 'click' nella nostra mente, l'operazione ricordo può complicarsi. Ma può anche verificarsi il contrario. Ad esempio, quando si impara una lingua che poi non viene usata, si può scoprire che basta rispolverare poche parole per richiamarne dalla mente parecchie altre. Lo stesso accade con conoscenze che coinvolgono associazioni mentali. I ricercatori hanno battezzato questo fenomeno 'pranzo gratis'. Ma non è sempre tempo di pasti gratuiti: c'è anche il rovescio della medaglia, e proprio su questo si sono concentrati Jim Stone e Peter Jupp. Gli scienziati hanno creato un modello matematico per spiegare i casi in cui imparare di nuovo pezzi di informazioni dimenticate si rivela insidioso, con il risultato che diminuisce il ricordo di altri elementi collegati. Il segreto, spiegano i ricercatori, sta in come queste cose sono state dimenticate: in particolare, se la colpa è di fluttuazioni random nella forza delle connessioni sinaptiche, può scatenarsi il fenomeno positivo del ricordo che se ne tira dietro altri, come una collana. Altrimenti, per chi vorrebbe rispolverare antichi saperi saranno guai.
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