L'aspettativa di un bambino che nasce oggi a Glasgow, in Scozia, sarà di 28 anni inferiore rispetto a un coetaneo che vive a soli 13 chilometri di distanza. E una bimba che viene alla luce nel Regno del Lesotho, in Africa, vivrà oltre 40 anni in meno rispetto a una piccola nata in Giappone. Non solo. In Svezia il rischio che una donna muoia durante la gravidanza o il parto è pari a uno su 17.400, mentre in Afghanistan arriva a uno su otto. E' quanto rivela un rapporto dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) presentato oggi a Ginevra, secondo cui sono le differenze sociali, e non motivazioni genetiche, a determinare l'aspettativa di vita delle popolazioni. In poche parole, è l'ambiente sociale dove le persone sono nate, vivono, lavorano e invecchiano a influenzare lo stato di salute. L'Italia, comunque, si piazza al terzo posto, a pari merito con Canada e Svezia, quanto ad aspettativa di vita alla nascita: in media, viviamo 81 anni 'contro' gli 83 del Giappone e gli 82 dell'Australia. Ma se la stima, relativa al 2006, si confronta con quella di India (63), Mozambico (50) o Lesotho (42), ci si rende conto dell'enorme gap. "La combinazione 'tossica' fra cattive scelte politiche ed economiche è in larga misura responsabile del fatto che la maggior parte delle persone nel mondo non gode della giusta salute", scrivono gli esperti che hanno compilato il report frutto di analisi durate tre anni e che suggerisce anche interventi per ridurre le disuguaglianze: "Le malattie causate da acqua contaminata, per esempio, non sono dovute a mancanza di antibiotici, bensì al fallimento dei Governi nel rendere disponibile per tutti acqua potabile; le morti per patologie cardiache sono causate non tanto dalla scarsa disponibilità di reparti specializzati, ma dallo stile di vita delle persone". La soluzione è dunque agire "sulle condizioni di esistenza quotidiane delle popolazioni, migliorando gli ambienti di vita e di lavoro, e attraverso la distribuzione regolare di risorse e di denaro". |