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Casa
a cura di Intrage
La casa, bene-rifugio degli italiani
Agosto 2003 - Casa dolce casa. Sembra una frase scontata, ma a leggere numeri e statistiche rimane una verità inconfutabile. Per gli italiani è il bene più importante e si cerca di fare ogni sacrificio pur di poter divenire proprietario di un immobile, sia pure modesto.
 
Secondo i dati emersi dalla ricerca dell’Ance, l’Associazione Nazionale Costruttori Edili, sul mercato delle case, le compravendite sono aumentate del 17,6% nel quinquennio 1998-2002, mentre nel 2003 il mercato immobiliare registra un incremento del 6,3%. A giustificare tali aumenti sono i bassi costi dei mutui, ma anche l’incertezza delle borse che rendono più conveniente l’investimento immobiliare. Questa situazione comporta un aumento dei prezzi, saliti del 10% nel 2002, rendendo per molte famiglie proibitivo poter acquistare una casa o permettersi di cambiarla.
 
Oggi acquistare una casa significa soprattutto sottoscrivere un mutuo. Dall’agosto del 2002 il tasso medio applicato è sceso di oltre un punto, attestandosi al 5%, rendendo quindi più conveniente pagare una rata del mutuo piuttosto che una mensilità di affitto. Attualmente il 22% delle famiglie italiane proprietarie di una casa paga un mutuo. Oltre ad essere un mercato sempre più trasparente, dal momento che la maggior parte delle banche hanno sottoscritto il Codice di Condotta sui Mutui adottato a livello europeo, il mercato dei mutui si sta sempre più diversificando per soddisfare le diverse esigenze dei clienti. Non solo aumenta la durata media, che può arrivare fino a 30 anni, ma anche la possibilità di coprire per intero il prezzo dell’immobile.
 
Il divario tra i redditi delle famiglie e i prezzi degli immobili appare chiaro dai dati elaborati da Nomisma. Milano è la città più cara, con i prezzi al metro quadro che oscillano tra i 5.400 e i 7.800 euro fino a punte massime di 10.000 euro, seguita da Venezia, Roma e Napoli. Per un cittadino veneziano acquistare una casa di 100 mq significa "sborsare" otto anni di guadagni. Molto meno per un catanese, al quale occorrono tre anni e mezzo.
 
Anche per questo le dimensioni delle abitazioni diventano sempre più piccole, sia per numero di stanze che per superficie. Sempre secondo l’Ance, il numero medio di stanze è sceso da 3,86 del 1998 a 3,6 del 2002, mentre la superficie media è passata da 85,2 mq a 78,5. Questa tendenza appare più marcata per i comuni capoluoghi, ma si sta diffondendo anche negli altri comuni.
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