Luglio 2004 - Casa dolce casa per gli italiani, ma anche fonte di disagio, soprattutto per le categorie più deboli, come gli anziani ed i disabili. È quanto emerge da una ricerca del Censis, che evidenzia una generale soddisfazione degli abitanti del bel paese per la propria condizione abitativa. In particolare, il 41,1% dichiara che non cambierebbe mai la propria casa ed il 48,6%, pur non nascondendo il desiderio di migliorarla si dice "abbastanza soddisfatto". Nei piccoli comuni, con meno di 10.000 abitanti, l’attaccamento alle mura domestiche risulta più spiccato anche perché più spesso, nelle grandi metropoli, la quota di famiglie in affitto è più elevata e quindi emerge un atteggiamento più distaccato.
Riguardo ai singoli aspetti della casa, sono le sue "dimensioni" a registrare la soddisfazione più ampia, per più del 90% delle famiglie, così come, quasi allo stesso livello, la sua "collocazione urbana rispetto alle esigenze di mobilità dei membri della famiglia", le "dotazioni impiantistiche" e "lo stato generale di efficienza". Molte meno famiglie, fra il 20% e il 30%, giudicano invece positivamente "l’aspetto estetico dell’edificio" e "l’isolamento termico ed acustico".
Ma qual è la casa dei sogni? La cosa che sembra contare di più (per il 53% delle famiglie) non concerne tanto la casa in se stessa quanto la sua localizzazione, che deve essere congrua rispetto alle esigenze di vita, di lavoro, di studio, dei diversi componenti della famiglia. Al secondo posto (23,2%) viene indicata la preferenza per una casa unifamiliare, tranquilla e autonoma, ossia la villetta con giardino sognata dagli italiani, insofferenti ai condizionamenti delle convivenze condominiali.
Ben diversa è la condizione delle famiglie che vivono il "disagio abitativo", stimate in circa 2.180.000 pari a poco più del 10%. Ma il 55% degli italiani considera questo "un problema più diffuso di quanto si immagini", e il 35% "una questione rilevante per alcune particolari categorie sociali".
Innanzitutto gli anziani: circa 3 milioni di essi vivono soli, e la condizione di solitudine è di per sé un fattore di disagio abitativo. Inoltre il 17,3% delle famiglie con capofamiglia anziano vive in affitto, e di queste il 66,2% paga il canone ad un singolo proprietario privato (quindi, nella maggior parte dei casi, un canone di mercato); non stupisce dunque che il 35,4% degli anziani sia gravato da un canone che assorbe almeno il 40% del reddito familiare. È facile quindi comprendere come circa 2.400.000 anziani si dichiarino "poco o per nulla soddisfatti" della propria abitazione.
Seguono i disabili, con circa 1.200.000 nuclei familiari che vivono quotidianamente il disagio abitativo di barriere domestiche o condominiali. La percentuale di famiglie che dichiara la presenza nel proprio nucleo di persone che hanno problemi di barriere architettoniche in casa è del 5,6%, e si arriva fino al 7,6% nel caso di famiglie che vivono in affitto.
Ci sono poi i separati, costretti dalle vicende familiari a ricercare una nuova casa, il più delle volte in affitto, visti gli oneri economici che la separazione stessa comporta. L’incremento notevolissimo delle separazioni - dal 1992 al 2001 le separazioni concesse sono aumentate di ben 30.000 unità passando da quasi 46.000 a 76.000 unità con un incremento del 166% - crea dunque nuove sacche di domanda debole.
Infine gli immigrati. Su un totale di 2.400.000 individui circa 1.450.000 sono in condizioni abitative stabili (100.000 in proprietà e 1.350.000 in affitto) ma più di 950.000 si trovano in condizioni di precariato abitativo di diversa natura; sommando a quest’ultimi i lavoratori immigrati che abitano in affitto ma in condizioni di grave sovraffollamento (circa 540.000), l’area del disagio cresce fino a coinvolgere circa 1.500.000 immigrati (più del 60% del totale).
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