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a cura di Igino Carvelli
Pensionati, le ingiustizie su conti correnti e contributi

Marzo 2007 - Il dibattito che a vari livelli si è sviluppato intorno alla finanziaria 2007 e al sistema pensionistico ha ignorato due questioni che riguardano alcuni soggetti della popolazione anziana. Si tratta del bollo annuale sui conti correnti e i contributi previdenziali versati e silenti ovvero rapinati.

 

Veniamo alla prima questione. Le file agli sportelli bancari e postali per riscuotere il rateo di pensione sono sempre di più estenuanti. Per evitare la fila, si consiglia di aprirsi un conto corrente sul quale canalizzare la pensione. Ottimo consiglio. Oltre a risparmiarsi la fatica della fila, i pensionati non correrebbero il rischio di essere adocchiati dai malintenzionati. In alcune realtà, riscuotere la pensione allo sportello è motivo di paura.

 

Ma perché molti pensionati rinunciano al conto corrente? Si tratta dei pensionati al minimo, comunque quelli che "non arrivano a metà mese", i quali  sanno bene che un conto corrente costa per spese bancarie, bollo annuale e ritenute fiscali. Perché allora Stato e banche non fanno un piccolo passo indietro a favore dei pensionati che vivono sulla soglia della povertà,  abolendo le spese bancarie e il bollo annuale a cui sono soggetti indistintamente correntisti "ricchi" e correntisti "poveri"? Il paradosso oggi è che su un conto corrente che viaggia con migliaia di euro e su quello con  qualche spicciolo si paga lo stesso bollo!

 

La seconda questione riguarda coloro che hanno versato contributi insufficienti per avere diritto alla pensione. In tutti i paesi europei, raggiunta l’età di pensione, viene erogata una rendita rapportata ai contributi versati. In Italia no, sicché coloro che sono stati sfortunati per avere perso il lavoro e quindi impossibilitati a completare gli anni di contribuzione richiesti dalla legge, si devono vedere rapinati dei contributi versati. E’ giusto tutto questo? No. Siamo in presenza di un sistema iniquo che penalizza tante persone veramente povere e "senza voce". Ci auguriamo che il sindacato si ricordi di questo problema discutendo prossimamente il famoso memorandum!

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