"Una delle poche cose, anzi forse la sola ch’io sapessi di certo era questa: che mi chiamavo Mattia Pascal". Con questa frase ad effetto inizia "Il fu Mattia Pascal", che negli anni, si è rivelato il romanzo più caratteristico di Luigi Pirandello. Mattia, il protagonista del racconto, è figlio della rivoluzione copernicana, è un uomo senza più vocazioni né certezze. Pirandello mette in scena la singolare e grottesca vicenda di un personaggio sospeso tra la vita e la morte, tra essere e apparire, utilizzando il metodo dell’umorismo che permette di scomporre la realtà scoprendone la parte più nascosta e dolorosa.
Mattia, dal paesino della Liguria dove è nato e dove conduce un’esistenza monotona, per un caso fortuito e per un beffardo scherzo del destino viene identificato in un cadavere ritrovato suicida. Si ritrova così a trasferirsi a Roma e a cambiare identità "seppellendo" Mattia Pascal e "creando" un altro se stesso Adriano Meis. Libero della propria condizione anagrafica e degli schemi sociali che essa impone, si illude di poter costruire una nuova vita. Ma la disillusione è subito alle porte, egli, semplicemente, non esiste. La sua vitalità è quella di un fantasma senza volto, costretto a vivere, paradossalmente, di quell’identità che gli altri gli hanno accuratamente cucito addosso e di cui è impossibile liberarsi. Inscenando un nuovo suicidio torna, quindi, al suo paese di origine, per riappropriarsi di una vita che ormai gli è stata tolta per sempre. Il cerchio, finalmente, si chiude. Mattia ha rinunciato definitivamente a cercare una propria realizzazione e ha accettato una volta per tutte di rimanere sospeso tra la vita e la morte.
La sconfitta di Mattia assurge a sconfitta universale, nel momento stesso in cui ci accorgiamo che è condizione comune dell’uomo il tentativo di districarsi dalle maschere artificiali che dominano i rapporti sociali. E nel momento in cui ci rendiamo inesorabilmente conto dell’immobilità della nostra condizione "così, sempre, fino alla morte, senz’alcun mutamento, mai…"
Luigi Pirandello nasce nel 1867 ad Agrigento. Si laurea all’Università di Bonn in filologia romanza nel 1891 e l’anno successivo si trasferisce a Roma. Nel 1894 sposa, con matrimonio combinato tra le famiglie, Maria Antonietta Portulano ma vivrà sempre con disagio il rapporto con la fragile ed inquieta moglie. Nel 1901 esce il suo primo romanzo Il turno e comincia a lavorare ai suoi primi testi teatrali. Ma il vero successo arriva nel 1904 con l’uscita de "Il fu Mattia Pascal". Nel 1920 l'opera pirandelliana si afferma in teatro. Nel 1926 esce in volume il romanzo "Uno, nessuno e centomila". Nel 1934 riceve il premio Nobel per la letteratura. Si ammala di polmonite, mentre segue le riprese a Cinecittà di un film tratto da "Il fu Mattia Pascal". Muore nella sua casa romana il 10 dicembre 1936.
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