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Gennaio 2005 - Sono tanti i ricordi che ognuno di noi porta dentro di sè, ma qualcuno è più forte, più limpido di un’altro o ci è semplicemente più caro. Da quello strano labirinto che è la memoria e che il più delle volte funziona per meccanismi sconosciuti e involontari, ogni volta che non c’è più forza, che non c’e più voglia, che mancano le energie per lottare, emerge un volto, un luogo, uno sguardo.
Ora è un uomo anziano, ha le mani grinzose e gli occhi intelligenti, vivi, pieni di una tenerezza, di una luce, di una voglia di vivere e fare. Quest’uomo amava la musica, la lettura, la poesia e l’arte, amava se stesso e la sua vita. Non era una persona semplice, era un anziano professore di filosofia, un uomo colto ma rigido e intransigente, chi gli ha vissuto accanto, lo ha temuto, lo ha stimato, ha spesso avuto paura di confrontarsi con lui, ma oltre le luci e le ombre che ogni persona porta con sé ha appreso una lezione. Dalle sue mani, dalle sue sofferenze, dal suo bastone, dai suoi occhi che non vedevano più bene, non si è mai fatto fermare, dipingeva ancora quando sulla tela poteva intravedere solo un ombra, stancamente poggiava le gambe una avanti all’altra e andava incontro alla vita.
Bisogna vivere, bisogna lottare e combattere contro gli anni che passano, gli acciacchi della vecchiaia, la malinconia e la solitudine, lo stordimento che procura un corpo che cambia, che spesso troppo spesso non sostiene più i ritmi della mente, i bisogni del cuore. Quando si è troppo anziani per lavorare, anche se le forze sostengono ancora, quando è questo mondo, a volte crudele, a tagliarti fuori, quando è una malattia, quando ci si sente più fragili e la pelle diventa come un sottile strato di pergamena e si ha paura di ogni spiffero, di ogni piccola corrente. Essere anziani è molte volte una lotta, alle volte non si ha la fortuna di star bene ma tante volte, troppe volte, è come una sorta di rassegnazione, uno stato di torpore, una scusa, un vetro dietro il quale ci si ripara per non vivere. E’ a quel punto che si è "vecchi", quando dire "Io sono vecchio" diventa la scusa per non fare…
Purtroppo per quante persone anziane ci sono ogni giorno nelle sale cinematografiche nei teatri, per quanti giocano con i nipoti e viaggiano, altrettanti, rimangono settimane intere chiusi in casa, rapiti dalla radio e dalle televisioni, vittime di un vizio delle loro anime. D’estate non si esce perché si suda e sudare non fa bene, e poi c’è troppo sole, d’inverno non si esce perché fa troppo freddo oppure piove, e allora si rimane in casa, in attesa che qualcuno telefoni, che qualcuno venga a farci visita. Comprarsi un vestito, delle scarpe nuove, prepararsi un buon pranzo, regalarsi un libro, un concerto, una cena romantica con la propria compagna, sono cose che non hanno più senso, che appartengono a un tempo lontano, cose già fatte già dette. E poco importa se la vita regala ancora altri anni da vivere, la vecchiaia diventa solo un’attesa.
Non si ha più voglia di un nuovo inizio, voglia di imparare nuove cose, come se l’essere troppo avanti negli anni non renda più capaci, quando invece si ha ancora una mente giovane, quando si avrebbe tanto da dire e da fare, quando ancora la vita chiede altra vita, altri anni, altri gesti ed emozioni. Non è un rimprovero, questo non è tutta la verità, ma è una parte dolorosa della realtà che in troppi ignoriamo, è soprattutto un invito a cercare dentro ogni cuore la forza per lottare ancora, per essere "solo" persone e non vecchi. |