Marzo 2007 - Sono più di 6 milioni le donne italiane tra i 16 e i 70 che sono state vittime di una violenza fisica o sessuale nel corso della loro vita. Nella quasi totalità dei casi, i maltrattamenti, consumati tra le mura domestiche, non sono stati denunciati. Soprattutto se si considera che i principali "carnefici" risultano essere proprio i partner.
Nell’indagine Istat sono stati presi in considerazione tre diversi tipi di violenza contro le donne: fisica, sessuale e psicologica, dentro e fuori dalla famiglia. Per violenza fisica si intendono sia le minacce di colpire fisicamente la donna, sia le spinte, gli strattoni, fino alle botte, i calci, i pugni e i tentativi di strangolamento, ustione e soffocamento. Sono considerate invece violenze sessuali tutte le situazioni in cui la donna è costretta a fare o subire atti sessuali contro la propria volontà: dagli stupri fino alle attività sessuali degradanti e umilianti. Si parla infine di violenza psicologica in caso di denigrazioni, controllo dei comportamenti, strategie di isolamento, intimidazioni e limitazioni economiche subite da parte del partner.
L’indagine multiscopo sul territorio italiano ha consentito ai ricercatori di tracciare anche un identikit delle vittime e dei carnefici. Nel 2006 sono state le giovani dai 16 ai 25 anni, il 24,2% del totale delle donne intervistate, a presentare i più alti tassi di violenza. 96 volte su 100 però, non c’è stata alcuna denuncia.
Il carnefice spesso è il partner, o un membro della famiglia, il padre, lo zio, il fratello. Un uomo violento anche all’esterno delle mura domestiche. Una persona che tende all’alcoolismo e che ha subito o assistito a violenze nella sua famiglia d’origine. I maltrattamenti all’interno delle mura domestiche sono per lo più gravi. Molte donne, pur avendo difficoltà a denunciare l’accaduto, durante la violenza, dichiarano di aver temuto che la propria vita fosse in pericolo. In seguito hanno perso l’autostima e la fiducia in se stesse, ingredienti utili per reagire.
A spezzare la catena del silenzio sono state tante associazioni e istituzioni a disposizione delle donne. Il Telefono Rosa per esempio, dal 1988 offre un sostegno, anche legale, a tutte coloro che subiscono una violenza. Le operatrici rispondono al numero 06 37 51 82 61, dal lunedì al venerdì, dalle ore 10 alle 13 e dalle 16 alle 19. Ascoltano le donne in difficoltà e consigliano a ciascuna la consulenza più adatta per risolvere il problema.
Le operatrici sono disponibili e comprensive di fronte alla nostra difficoltà di reagire. Spesso infatti il carnefice è il nostro partner e di lui, nonostante tutto, siamo innamorate, crediamo ancora di cambiarlo, o peggio ancora ci blocchiamo, vinte dall’idea che non ci sia più rimedio alla violenza. Invece reagire, denunciare, informarsi sui rimedi possibili o anche solo parlare con qualcuno all’altro capo del telefono è utile e importante per noi stesse e per la nostra vita. Alziamo la cornetta, parliamone anche in anonimato e convinciamoci che nessun maltrattamento si merita, la violenza si subisce solamente.
A livello nazionale è attivo anche il numero 1522 "Antiviolenza Donna" dedicato al supporto, alla protezione e all’assistenza delle donne vittime di maltrattamenti e violenze. Il servizio è gestito esclusivamente da donne, funziona 24 ore su 24 per 365 giorni all’anno. Antiviolenza donna è anche multilingue (italiano, inglese, francese, spagnolo, russo), è gratuito e anonimo per chi chiama dall'Italia.
Ecco tutti gli indirizzi utili dei centri antiviolenza Link consigliato Ministero delle Pari Opportunità - Antiviolenza donna
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