Ottobre 2007 - Possedere una casa vuol dire avere una ricchezza tra le mani, anche se non si tratta di soldi, ma di un bene immobile. Tuttavia per le spese di tutti i giorni, per prendersi cura di se stessi, sono necessari i contanti. Le banche e gli intermediari finanziari vanno incontro a questo bisogno di liquidità, offrendo agli over65 il reverse mortgage.
Si tratta di un prestito vitalizio ipotecario su misura per gli anziani che hanno una casa. Le banche lo concedono in base al valore dell’abitazione e all’età del proprietario. In Italia la procedura per accedere a questo servizio è stabilita dalla legge numero 248 del 2 dicembre 2005.
Gli anziani che hanno bisogno di denaro contante, per prima cosa devono rivolgersi alla propria banca, a un altro istituto di credito oppure a un intermediario finanziario per calcolare la somma che possono avere in prestito. Poi devono scegliere se ottenere i soldi tutti in una volta oppure tramite assegni periodici.
Il prestito è restituito alla banca, con gli interessi e le spese, solo quando la persona muore o vende l’immobile. Una volta ottenuti i soldi infatti, gli anziani si impegnano a rimborsare il finanziamento se decidono di vendere casa, a non affittarla e a mantenerla in buono stato.
Quelli che al contrario scelgono di lasciare l’abitazione in eredità, devono valutare attentamente questo servizio. Con il reverse mortgage infatti, gli eredi si devono impegnare a restituire il prestito alla morte del proprietario della casa, utilizzando, se necessario, anche i soldi che derivano dalla vendita dell’immobile.
La Fnp ha contestato l’emendamento che rende operativo il prestito vitalizio ipotecario. I pensionati della Cisl sostengono che il reverse mortgage non tuteli gli anziani che ricorrono a questo prestito e al contrario stabilisca ottime garanzie per i creditori. È contestato inoltre l’uso di questo strumento per risolvere i problemi contingenti degli anziani, senza elaborare un’utile e più efficace politica di sostegno delle famiglie. |