Settembre 2007 - Dopo mesi di trattativa, governo e sindacati hanno raggiunto l’accordo sulla riforma del sistema previdenziale. Il costo della manovra è di 10 miliardi di euro in 10 anni. Vediamo i punti cardine dell’intesa, che modifica la precedente riforma Maroni. Questa prevedeva lo scalone da 57 a 60 anni, a partire dal 2008, come requisito minimo per accedere alla pensione di anzianità.
Il punto principale è l’innalzamento graduale dell’età pensionabile, attraverso un meccanismo di scalini e quote, a partire dal 2008. I nuovi coefficienti, cioè i valori di trasformazione della pensione, che vengono applicati ai contributi maturati dal lavoratore, e variano in relazione all’età del lavoratore e al momento in cui si va in pensione, saranno introdotti dal 2010 e la loro applicazione sarà triennale ed automatica.
I lavoratori con 40 anni di contributi hanno a disposizione 4 finestre d’uscita e non due, come previsto dalla riforma Maroni. Ciò significa che possono ritirarsi dal lavoro nei mesi di gennaio, aprile luglio e ottobre. Per quanto riguarda la pensione di vecchiaia delle donne non ci sono novità. Possono continuare ad andare in pensione di vecchiaia a 60 anni a fronte dei 65 previsti per gli uomini.
La riforma prevede anche l’aumento delle pensioni minime, che riguarda circa 3 milioni e 100mila lavoratori di età pari o superiore a 64 anni. Ecco gli incrementi per le pensioni più basse, che saranno distribuiti con l’una tantum, somma erogata una sola volta nel 2007 (ottobre, novembre o dicembre) e il cui importo è di 302 euro, e un aumento annuale dal 2008 che
- per i lavoratori dipendenti fino a 15 anni di contribuzione e per quelli autonomi fino a 18, è di 336 euro
- per i lavoratori dipendenti dai 15 ai 25 anni di contribuzione e per quelli autonomi dai 18 a 28, è di 420 euro
- per i lavoratori dipendenti con più di 25 anni di contribuzione e per quelli autonomi con più di 28, è di 504 euro.
Di seguito il nuovo sistema di scalini e quote, cioè la somma tra età anagrafica e periodo di contribuzione del lavoratore.
Dal 2008 si può andare in pensione di anzianità con 58 anni di età e 35 di contributi. Ricordiamo che lo scalone Maroni prevedeva 60 anni d’età.
Dal primo luglio 2009 si può andare in pensione dopo aver raggiunto quota 95. L’età minima per ritirarsi dal lavoro è 59 anni.
Dal 2011 il lavoratore deve raggiungere quota 96. L’età minima passa a 60 anni.
Dal 2013 per ritirarsi dal mondo del lavoro occorre quota 97. Lo scalino prevede l’innalzamento dell’età minima a 61 anni.
Per quanto riguarda i lavoratori autonomi, la scaletta si sposta di un anno: possono andare in pensione nel 2008 con 59 anni e nel 2013 con 62. Dall’aumento dell’età pensionabile restano esclusi i lavoratori impegnati in attività usuranti, circa 1,4 milioni di persone nel 2007, tra coloro che lavorano nelle cave e nelle miniere e quelli che sono impegnati su attività di tre turni o in sistemi con catena di montaggio.
Il 31 dicembre 2007 si esaurisce il bonus, per i dipendenti che pur avendo maturato il diritto al pensionamento d’anzianità, vi hanno rinunciato decidendo di continuare a lavorare.
Con l’obiettivo di chiarire ai cittadini tutte le novità della riforma è stato istituito il Contact center integrato Inps - Inail, raggiungibile attraverso il numero 803164, dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 20 e il sabato dalle 8 alle 14.
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