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Nell'ambito della riforma del sistema pensionistico operata con la legge 335 del 1995 e' stata introdotto una nuova gestione pensionistica riservata a figure di lavoratori prive di tutela pensionistica.
In particolare la gestione venne pensata per la tutela di quelle nuove forme contrattuali (nuove almeno per le dimensioni numeriche assunte) che erano i contratti di lavoro coordinato e continuativo. Per queste figure infatti, cosi' come per gli autonomi non iscritti in albi professionali, non esisteva fino a quel momento una tutela pensionistica pubblica obbligatoria e si trattava quindi di porre rimedio ad una situazione negativa che riguardava un numero crescente di lavoratori. Inoltre il diffondersi di questi contratti privava il sistema pensionistico italiano di una forma di entrata contributiva necessaria per il suo equilibrio.
La creazione della nuova gestione aveva quindi il doppio fine di porre rimedio a quella che si configurava come una "evasione" contributiva legalizzata e di assicurare una copertura pensionistica pubblica a una fascia crescente di lavoratori. La misura della contribuzione decisa dalla 335, il 10%, di cui 1/3 a carico del lavoratore e 2/3 a carico del datore di lavoro per i contratti di collaborazione coordinata e continuativa, era chiaramente insufficiente ad assicurare una prestazione adeguata. Anche nell'ipotesi migliore infatti, 35/40 anni di contribuzione regolare, pensionamento dopo i 60 anni, il sistema contributivo avrebbe assicurato una copertura pensionistica di poco superiore al 20% degli ultimi redditi. Con ipotesi meno ottimistiche di durata contributiva e di regolarita' nella contribuzione il grado di copertura sarebbe sceso sensibilmente fino a diventare pressoche' irrisorio.
Le leggi finanziarie del 1997 e del 1999 sono quindi intervenute a modificare questa situazione prevedendo in primo luogo una crescita della contribuzione per i soggetti senza altra copertura previdenziale, portandola oggi al 12,5% e nei prossimi anni fino al 19%, e fissando una aliquota di computo piu' elevata, valida ai fini del calcolo della pensione, pari oggi al 14,5% e nei prossimi anni pari al 20%. Inoltre le due finanziarie hanno introdotto una aliquota contributiva aggiuntiva dello 0,5% destinata a finanziare l'estensione a questi soggetti della tutela per maternita', per gli assegni per il nucleo familiare e la tutela per malattia per i periodi di degenza ospedaliera. In pochi anni quindi si e' cominciato a costruire un sistema di tutele complessive per questi lavoratori, sistema di tutele che comincia ad assicurare prestazioni di varia natura. In campo pensionistico il raddoppio (futuro) dell'aliquota di computo migliora certamente la misura delle prestazioni, che rimangono tuttavia basse rispetto a quelle dei lavoratori dipendenti data la diversa contribuzione. Sara' necessario uno sforzo ulteriore su questa strada, come sara' necessario un'iniziativa particolare per estendere concretamente a questi lavoratori la possibilita' di costituire delle forme pensionistiche complementari.
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