Giugno 2007 - Il 31% dei pensionati percepisce una pensione compresa tra 500 e 1000 euro, il 24% poi ottiene dal sistema previdenziale meno di 500 euro al mese. Circa la metà dei pensionati quindi vive in condizioni di povertà. Il 23% di loro riceve tra 1000 e 1500 euro e solo il restante 22% supera i 1500 euro mensili. È questa la fotografia scattata dall’Istat, i cui dati sono stati il punto di partenza della giornata di lotta dei pensionati Cgil, Cisl e Uil del 12 giugno 2007 a Roma.
Nel 2005 i pensionati erano 16,5 milioni, di cui 53% donne. Gli uomini però hanno assorbito il 56% del reddito da pensione complessivo. In media infatti, gli uomini percepiscono annualmente 16 mila euro, contro gli 11 mila che spettano alle pensionate.
I dati Istat rivelano inoltre che nelle regioni settentrionali si concentra la maggior parte delle prestazioni previdenziali, il 48% del totale, e della spesa erogata pari al 51%. Sono poi 2.700.000 le famiglie, concentrate soprattutto nel Mezzogiorno, in cui la pensione rappresenta l’unica fonte di reddito.
Un’indagine della Fnp-Cisl in collaborazione con l’Università La Sapienza di Roma ha fotografato la condizione particolare della popolazione anziana del Piemonte. Gli over75 subalpini si suddividono in quattro categorie: un 46% che può contare sull’assistenza e il sostegno familiare, un 22% che ancora gode di buona salute, un altro 22% che si affida a collaboratori famigliari e un restante 10% che si affida ai servizi sociali e sanitari. Proprio su questi ultimi si concentrano le attenzioni del sindacato che punta a ridurre il disagio delle vittime dello "smagliamento delle rete famigliare".
Un’ulteriore statistica dell'Istat afferma che le famiglie con reddito da pensione dispongono di quasi 2 mila euro all’anno in meno della media nazionale. Nel frattempo però la spesa pensionistica aumenta, perché entrano nel sistema previdenziale ex-lavoratori e lavoratrici che hanno beneficiato di carriere più stabili e continuative anche dal punto di vista dei versamenti contributivi, rispetto a quelle dei decenni più prossimi al dopoguerra.
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