Luglio 2007 – Da qualche tempo sono in commercio piccoli computer portatili, che propongono giochi mirati ad allenare il cervello, i brain training. Sono degli stimolatori che attraverso quesiti da imputare sollecitano la funzione mnesica, cioè la memoria; alla fine del gioco è previsto un verdetto: in base alle risposte incamerate il computer esprime l’età corrispondente. Sul tema e sull’utilità di questi nuovi prodotti abbiamo chiesto l’intervento di un esperto, il Professor Maurizio Gadola, specialista di farmacologia clinica e specialista in psicoterapia piscodinamica. Ecco il suo intervento:
L’allenamento consiste nel ripetere il gioco e migliorare il verdetto finale; la sfida è dimostrare di avere una età cerebrale meno vecchia della propria età, certificata dal computer. Probabilmente è questa una delle ragioni del successo di vendite, rafforzata da indicazioni scientifiche, secondo cui esercitare la memoria è il miglior modo per mantenere la mente lucida; l’aspettativa che ne scaturisce, soprattutto fra gli anziani, è mirata a intercettare e rallentare i processi di invecchiamento.
Tutto questo rispecchia l’ondata ottimistica con cui ogni giorno i mass media diffondono nuove conquiste della medicina e divulgano informazioni sulle modalità migliori per combattere l’invecchiamento, soprattutto sulle possibilità per ogni individuo di vivere a lungo; d’altra parte, si parla di "rettangolarizzazione della vita" per la potenzialità di mantenersi stabilmente attivi fino a 120 anni, senza limiti, soprattutto senza rallentamenti, come un treno in corsa senza fermate e con una sola stazione d’arrivo: il decesso, ma il più tardi possibile.
Se questo è l’obiettivo ben vengano stimolatori e allenatori, meglio ancora se quotidianamente accessibili e utilizzabili fra le mura domestiche; tuttavia non è sufficiente. Per quell’obiettivo è indispensabile adeguarsi ad uno stile di vita che, dagli studi di ricerca, appare sempre più rigido, predefinito; per raggiungere la meta più lontana occorre seguire in modo risoluto precise regole comportamentali, non sono concesse deroghe, pena il fallimento.
Le conseguenze di questa ondata ottimistica sono rilevabili dalla diffusa attenzione alle buone abitudini sia alimentari, che nell’attività fisica ed i risultati trovano conferme nell’allungamento della vita media e nella forte incidenza di anziani fra la popolazione attiva; alla medicina e alla organizzazione sanitaria spetta il gravoso compito di non deludere e indicare le migliori medicine per rimettere l’individuo in corsa.
A fronte di queste conquiste così vantaggiose di salute per tutti, perché non corrisponde un quadro altrettanto ottimistico di benessere e di serenità? Da questa corsa alla vita perché la conquista della felicità non traspare e fatica a trovare estimatori? Nell’entusiasmo salutista abbiamo forse dimenticato qualcosa?
Mi sovviene il ricordo degli anni Ottanta, quando sperimentavamo i primi test di valutazione delle funzioni cognitive negli anziani; avevamo messo a punto un test al computer molto raffinato, con l’intento di misurare la capacità dell’anziano nel coordinare cervello e muscoli. Lo schermo presentava una gallina che doveva attraversare una strada molto trafficata da auto e camion; con il mouse il paziente doveva dirigere la gallina nell’attraversamento della strada nel minor tempo possibile. Se l’animale rappresentato sullo schermo era travolto il gioco si interrompeva; tuttavia, il computer calcolava anche il tempo di resistenza, cioè quanto era trascorso prima della tragica fine della gallina.
In breve fummo colpiti nel constatare che gli anziani avevano a loro gusto stravolto il senso del test; erano attratti dagli effetti rappresentati al computer quando la gallina era travolta. Questa emetteva strazianti grida e a seguire arrivava la croce bianca a sirene spiegate; loro divertimento era provocare nel più breve tempo possibile la fine dell’animale e con soddisfazione guardare la rappresentazione scenica che seguiva.
Forse, ciò che abbiamo dimenticato è racchiuso nella fine ingloriosa di questo test; cervello e muscoli sono complementari ad altro, come benessere e serenità non si coniugano con capacità e prestazioni. Allora il test più importante è scoprire cosa abbiamo dimenticato ed avere il coraggio di ricercarlo con maggior dedizione, garanzia di ringiovanimento: cos’è? Ognuno può scoprire o ritrovare, ricercandolo dentro di sé, che cosa fa stare bene aiuta la longevità.
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