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a cura di Intrage
Donne in Italia. Salute e Assistenza a tutela della maternità e del bambino

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Gennaio 2007 - In Italia è l'essere umano, indipendentemente dalla sua nazionalità, posizione giuridica e condizione economica, ad essere al centro del sistema sanitario.

Attraverso la legge 40/98 e i documenti programmatici quali il Piano Sanitario Nazionale e il Documento programmatico sulle politiche di immigrazione, l’impianto normativo italiano tutela la dignità e la sicurezza delle donne immigrate anche se in condizione di clandestinità.

 

La vigente regolamentazione assicura alle donne italiane e straniere assistenza sanitaria, economicasociale, sostegno psicologico e parità di trattamento nell’ambito dei diritti del lavoratore.

 

La prima forma di assistenza sanitaria e assistenza sociale viene erogata attraverso i molteplici servizi messi a disposizione dai consultori.

L'accesso ai consultori è anonimo e gratuito, i servizi solitamente riguardano la gravidanza, l’interruzione volontaria della gravidanza, la menopausa, la contraccezione, la sterilità, l’infertilità e il sostegno psicologico e l’ascolto da parte di mediatori interculturali e assistenti sociali al fine di agevolare l’accesso ai servizi e la relazione con gli operatori sanitari.

 

Come per le donne italiane anche le donne immigrate hanno diritto alle cure ambulatoriali e presso gli ospedali del Servizio sanitario nazionale.

Presso queste strutture agli stranieri extracomunitari vengono garantiti gli interventi di prevenzione, quelli per la tutela della maternità, l’assistenza ai bambini, le vaccinazioni, la diagnosi e la cura delle malattie infettive.

 

In Italia la tutela della maternità è garantita a tutte le donne, italiane e straniere.

La tutela si estende anche alle donne straniere non in regola, possono infatti chiedere  il permesso di soggiorno per motivi di salute, per il periodo della gravidanza e per sei mesi successivi alla nascita del bambino.

I controlli sanitari sono gratuiti durante la gravidanza e, dopo aver partorito, fino all'età di sei anni del bimbo.

Presso tutti gli ospedali pubblici la donna immigrata può ricoverarsi in anonimato e anche decidere di non riconoscere il bambino, la rinuncia al bambino potrà essere fatta sia al momento del ricovero che al momento del parto.

 

E’ bene precisare che il bambino otterrà tutte le cure necessarie dagli operatori sanitari e specialisti fin quando non verrà adottato.

Solitamente, infatti, i bambini lasciati in ospedale trovano una famiglia adottiva in tempi brevi.

 

La donna immigrata che lavora gode degli stessi diritti di una lavoratrice italiana in tema di maternità, la cui tutela è regolata in base al tipo di lavoro.

La lavoratrice dipendente regolare:

  • ha diritto al congedo di maternità

  • può chiedere anche il congedo parentale

  • ha diritto dopo la nascita del bambino a due ore di riposo al giorno per allattamento se lavora almeno sei ore al giorno e ha diritto anche a permessi per malattia del bambino

  • non può essere licenziata dall’inizio della gestazione fino al compimento di un anno di età del bambino, salvo per giusta causa

Le lavoratrici autonome hanno diritto ad una indennità con regole diverse dal lavoro dipendente.

 

La collaboratrice domestica:

  • ha diritto al congedo di maternità

  • per avere diritto all’indennità di maternità deve avere almeno sei mesi di contributi settimanali nell’anno precedente o in alternativa un anno di contributi nel biennio antecedente l’inizio del periodo di astensione.

  • Se la gravidanza è iniziata all’interno del rapporto di lavoro non può essere licenziata fino al 3° mese dopo il parto.

Infine come accade anche per le donne italiane, la donna immigrata con figli, senza lavoro o comunque con reddito basso, può richiedere un assegno di maternità, ma deve essere in possesso della carta di soggiorno.

 

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