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20 Novembre 2008 - S. Benigno
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Il Pontificato di Papa Giovanni Paolo II
Messaggio del Papa per la Quaresima 2005

Riportiamo una sintesi del Messaggio del Papa per la Quaresima 2005, nel servizio della Radio Vaticana a cura di Sergio Centofanti:

 

Per questa Quaresima, tempo particolare di conversione e solidarietà, il Papa invita i fedeli a prendere coscienza "del ruolo che gli anziani sono chiamati a svolgere nella società e nella Chiesa, e disporre così l'animo all'amorevole accoglienza che ad essi va sempre riservata". Il rischio che corrono gli stessi cristiani, secondo Giovanni Paolo II, è quello di arrendersi "a una certa mentalità corrente che considera quasi inutili questi nostri fratelli e sorelle, quando sono ridotti nelle loro capacità dai disagi dell’età o dalla malattia". 

 

"Occorre – invece, sostiene il Papa - far crescere nell'opinione pubblica la consapevolezza che gli anziani costituiscono in ogni caso una risorsa da valorizzare. Vanno, pertanto, potenziati i sostegni economici e le iniziative legislative che permettano loro di non essere esclusi dalla vita sociale". Ciò consentirà loro "di non sentirsi un peso" per gli altri, con la conseguenza di cadere nella solitudine e di cedere alla "tentazione della chiusura e dello scoraggiamento". "Quanto è importante – leggiamo nel messaggio – riscoprire questo reciproco arricchimento tra diverse generazioni!"

 

La persona anziana – afferma il Papa – può dare molto alla Chiesa e alla società: trasmette "i valori della cultura del popolo a cui appartiene", illuminando con "la saggezza e l’esperienza … il suo cammino sulla strada del progresso verso una forma di civiltà sempre più completa". Può trasmettere inoltre qualcosa di molto importante dal punto di vista spirituale: i valori fondamentali della vita, quelli che restano: "la consapevolezza della vicinanza del traguardo finale – nota infatti il Papa – induce l’anziano a concentrarsi su quanto è essenziale, dando importanza a quello che l’usura degli anni non distrugge".

 

D’altra parte "se l'invecchiamento, con i suoi inevitabili condizionamenti, viene accolto serenamente nella luce della fede, può diventare occasione preziosa per meglio comprendere il mistero della Croce, che dà senso pieno all’umana esistenza".

 

Il Papa ribadisce con forza che "la vita dell'uomo è un dono prezioso da amare e difendere in ogni sua fase … dal suo inizio sino al suo naturale tramonto". Il comandamento divino "non uccidere!" vale pure "in presenza di malattie, e quando l’indebolimento delle forze riduce l’essere umano nelle sue capacità di autonomia".

 

Infine Giovanni Paolo II sottolineando che la longevità appare come "uno speciale dono divino" invita tutti "ad abituarsi a pensare con fiducia al mistero della morte perché l’incontro definitivo con Dio avvenga in un clima di pace interiore, nella consapevolezza che ad accoglierci è Colui che … è la ragione ultima della nostra esistenza".

 

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Nel poema latino dell’Eneide, c’è l’immagine commovente di Enea che fugge da Troia in fiamme trasportando sulle spalle l’anziano padre, Anchise. Ma quell’immagine, trasferita nell’attualità, potrebbe far dire che il giovane eroe oggi non abbia più voglia di portare il padre sulle spalle. Con questo efficace paragone, l’arcivescovo Paul Josef Cordes, presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum, ha aperto e chiuso questa mattina, in Sala stampa vaticana, la presentazione del Messaggio del Papa sulla Quaresima. Davanti a numerosi giornalisti di testate internazionali, il dibattito ha toccato anche i temi dell’eutanasia e dell’aborto. Il servizio di Alessandro De Carolis:

 

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Mons. Cordes è entrato nel vivo di una questione delicata, quella dell’invecchiamento della popolazione, soprattutto in Occidente, e delle problematiche ad essa legate: questione che trova nel Messaggio del Pontefice la spinta ad un approccio "alto" e rispettoso della vita umana. Presentando ai giornalisti le cifre sulla crescita del numero di anziani negli ultimi 30 anni in Italia, Francia e Germania, il presidente di Cor Unum ha poi riferito la convinzione degli economisti per i quali, attorno al 2020, il Vecchio continente "vecchio" lo sarà realmente, con la maggioranza della popolazione situata "definitivamente nell’ambito della terza età. Con un chiaro pericolo:

 

"È evidente che, con questi nuovi squilibri, le spese sociali di previdenza a favore degli anziani costituiscono un pericolo per la fascia lavoratrice più giovane. Ciò a sua volta potrà ingenerare delle tensioni tra i due gruppi oppure – come già si è scritto – una "guerra delle generazioni" (…) È fin troppo evidente il timore che si risveglia nei giovani quando si vedranno dipendere, in quanto minoranza, dagli anziani, pur dovendo nel contempo garantire loro sicurezza, salute e assistenza".

 

E’ secondo questa visione, meramente "economicistica", che gli anziani diventano non una ricchezza bensì un peso sociale. Ed è in questo stesso retroterra culturale che prendono vigore i propugnatori dell’eutanasia, che diventa non solo lo strumento per far cessare le sofferenze, ma anche per eliminare un onere economicamente intollerabile. Contro questa "cultura della morte", ha preso la parola il vescovo belga di Namur, André-Mutien Léonard, che ha descritto la situazione giuridica vigente nei Paesi Bassi relativa alla cosiddetta "morte dolce". In particolare, il presule si è soffermato sulla pericolosa deriva in cui finirebbe trascinata la professione medica, strumentalizzata da una mentalità che ha perso il rispetto per l’uomo: la medicina, ha affermato, "non sarebbe più l’arte di curare e di guarire, ma anche l’arte di uccidere", quasi presa in ostaggio da esigenze, di nuovo, solo economiche:

 

"Tenendo conto dell’invecchiamento drammatico della popolazione nei Paesi europei, conseguenza di una demografia catastrofica, c’è anche il pericolo gravissimo e non illusorio che, in contraddizione con il vigente codice di etica medica approvato a Ginevra nel 1948, la professione medica diventi strumento decisivo sia per il contenimento delle spese sanitarie sia per l’instaurarsi di una politica selettiva fondata sul concetto di qualità della vita".

 

Dopo la riaffermazione del ricorso alle cure palliative, come strumento terapeutico più idoneo ed umano per affrontare le malattie terminali, mons. Cordes ha concluso con un appello alle coscienze dei credenti, secondo quanto messo in risalto nel Messaggio dal Papa stesso:

 

"Noi cristiani, insieme a tutti gli uomini di buona volontà, siamo chiamati a maggiore vigilanza. Non si deve permettere ai politici di sacrificare la dignità dell’uomo a interessi populisti o economici. La dignità dell’uomo è intoccabile, perché è un dono di Dio".

 

 

 


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