"Spe salvi facti sumus", ovvero nella speranza siamo stati salvati. Questa la citazione della lettera ai Romani di San Paolo che Papa Benedetto XVI usa come titolo e messaggio portante della sua seconda enciclica: Spe salvi.
Il testo, diviso in 50 paragrafi, pone l’accento sulla speranza cristiana, legata all’esperienza della fede, alla libertà, al progresso. Numerose le citazioni proposte, dalla vita di santa Giuseppina Bakhita, a san Gregorio Nazianzeno, San Tommaso d'Aquino e Lutero.
Nel primo capitolo, titolato "La fede è speranza" si illustra come il cristianesimo non sia solo una buona novella ma sia in grado di cambiare la vita dei credenti che solo attraverso la conoscenza di Cristo, sanno che la loro vita continua nell’aldilà.
L’idea performativa della fede e l’importanza di superare il relativismo moderno, torna nel capitolo "La vita eterna – che cos’è?". Qui si spiega perché tante persone rifiutano l’idea dell’eternità, combattute tra la voglia di ritardare il più possibile il trapasso e il rifiuto di vivere per sempre. Il cristiano invece, si differenzia dagli altri perché sa che può vivere eternamente in Dio.
La speranza cristiana però, sottolinea Benedetto XVI nel quarto capitolo, non è individualistica, ma comunitaria, basti pensare che i cristiani modellano la proprio esistenza in base alla comunione con Cristo e, attraverso di lui, con tutta la Chiesa. Sotto la lente d’ingrandimento anche il rapporto tra fede e ragione alla luce dell’esperienza comunista russa, la preghiera, la sofferenza e il giudizio finale.
La chiusura è affidata alla Madonna, stella della speranza. È l’esempio delle persone che hanno vissuto rettamente, infatti, a indicare la rotta. Maria, madre di Gesù è l’esempio terreno più vicino agli uomini, per questo è considerata l’astro di riferimento. Di seguito il testo completo dell’Enciclica Spe Salvi.
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Vaticano – l’Enciclica "Spe salvi"