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Giugno 2005 - Liberi di muoversi, viaggiatori, sportivi, consumatori di cultura e spettacoli, utilizzatori delle nuove tecnologie: questi sono gli anziani che vogliamo, anziani abitanti di una società che sia per tutte le età, una società rispettosa della popolazione non più giovane, che riconosca dignità e diritti di cittadinanza a tutti gli individui e, ad ogni individuo, lungo tutto l'arco della sua vita. Eppure, soprattutto con riferimento all'alfabetizazione informatica, si direbbe che questo orizzonte appare ancora troppo lontano. Vorremmo che le nuove tecnologie unissero la popolazione in un nuovo e caloroso "abbraccio digitale", sogniamo piazze digitali affollate, terreno fertile per un nuovo dialogo tra le generazioni, luoghi che sappiano regalare un po' di svago e di compagnia e, al contempo, strumenti che servano a qualcosa e che diano vantaggi, che riescano ad avere un impatto sui maggiori bisogni sociali, che sappiano migliorare la qualità della vita e sostenere le necessità anche delle fasce più deboli della popolazione.
Eppure, sempre più spesso, dobbiamo fare i conti con una realtà nella quale proprio le nuove tecnologie sembrano essere la causa di una nuova esclusione sociale e di nuove forme di disuguaglianza. Perché, se è vero che la società dell'informazione apre nuovi orizzonti, è pur vero che scava anche nuovi fossati. Uno scenario, questo, che si è soliti definire col termine "digital divide", un divario che può assumere diverse forme: quella del divario tra il centro e la periferia; il nord e il sud; gli anziani e i giovani; i ricchi e i poveri. I poveri di sempre, i nuovi poveri e dunque, ancora una volta, gli anziani. Accanto ad Internet, al di qua di quell'orizzonte che vorremmo ci guidasse, nelle strade che costeggiano le piazze virtuali in cui, ci piace pensare, vivono tanti anziani, che sono sicuramente più numerosi di quelli che navigano in Internet, che chattano, che spediscono e-mail. Sono gli anziani che non possono comprare un paio di scarpe nuove, che non possono accendere il riscaldamento, anziani per i quali anche un caffé al bar è un lusso, anziani che vivono ai limiti della sussistenza. Sono tanti questi anziani, sono troppi. Secondo una recente indagine della Comunità di S. Egidio condotta in 30 città italiane, si troverebbero in questa condizione un terzo di coloro, 1.880mila in totale, che vivono con la pensione di vecchiaia. Per uno su tre il reddito mensile non supera, e in qualche caso ancora non raggiunge, i 500 euro. Centesimo più centesimo meno. Gli anziani con reddito basso spenderebbero fino al 60% della pensione in generi alimentari e dal 13 al 15% in medicine e visite mediche. Per tutto il resto rimane davvero poco e arrivare alla fine mese per molti diventa un'impresa disperata.
In un simile scenario, parlare di anziani seduti ad una scrivania, alle prese con un pc potrebbe sembrare una provocazione. Che senso ha pensare ad un abbraccio digitale collettivo se questo abbraccio continua ad escludere? Che senso ha continuare a sognare piazze virtuali, che così affollate in fondo non sono? Perché continuare a celebrare uno strumento evidentemente segnato da disparità? Perché continuare a parlare di nonni tecnologici se questi nonni tecnologici in realtà non lo sono? Ci piace rispondere a queste domande con una considerazione: la società dell'informazione non è una trasformazione immanente, e questo dato ci pare evidente e inconfutabile, ma resta pur sempre una straordinaria potenzialità. E una scommessa, una sfida. Una sfida che crediamo debba vedere come principali attori le istituzioni e il governo. Perché sappiano promuovere una "politica dell'attenzione" nei confronti di questo fenomeno. Perché sappiano utilizzare al meglio le risorse finanziarie, per esempio quelle, cospicue, stanziate dall'Unione Europea. Perché sappiano potenziare e portare al massimo dell'efficienza la rete nazionale della Pubblica Amministrazione. Perché sappiano promuovere e facilitare il rapporto degli italiani in generale, e degli anziani in particolare, con i nuovi strumenti tecnologici dell'informazione e della comunicazione. Perché non è mai troppo tardi per imparare, come ha dimostrato, negli anni '60, il successo delle lezioni impartite, attraverso la televisione, dal maestro Alberto Manzi. E come vuole dimostrare oggi il progetto Stanca-Gasparri, realizzato in collaborazione con la Rai, per l'alfabetizzazione degli italiani dal titolo "Non è mai troppo tardi", un progetto che ha quale obiettivo proprio un intervento di alfabetizzazione informatica diffusa di anziani e casalinghe attraverso un'efficace azione di comunicazione radiotelevisiva.
Sarà pur vero che la popolazione anziana "è arrivata troppo presto sul pianeta" per poter partecipare alla rivoluzione digitale, come sostiene Nicholas Negroponte. Ci piace credere che da qualche parte, in questo pianeta, ci sia qualcuno, qualcosa, che sappia traghettare tutti coloro che si trovano "fuori, al freddo nell'era digitale" verso le magnifiche sorti e progressive della società dell'informazione. Dove trovare, magari, un po' di calore.
(a cura di S.C. by Intrage) |